IL NUMERO E L’ARMONIA


L’armonia è la cosa più bella in quanto unità del molteplice composto e concordanza delle discordanze” (Filolao, DK 44 B 4 e 11)

 All’interno del percorso filosofico intrapreso dalla classe I A del liceo classico dedicato al pensiero greco arcaico, alcuni giorni fa due alunni, Alessandro Monachesi e Leonardo Meccarelli, hanno eseguito una performance musicale incentrata sul brano “Canone in re Maggiore”, composto da Johann Pachelbel, celebre organista e compositore tedesco del periodo barocco. 

Il suddetto brano è stato individuato dal violinista Alessandro Monachesi in quanto al suo interno sono presenti varie voci melodiche, eseguite da diversi strumenti, che sviluppano ciascuno determinati temi musicali. Risulta costante la presenza del basso continuo, una linea melodica costituita da suoni gravi, realizzata di solito dal clavicembalo o dal contrabbasso. L’unione di tutte queste voci produce armonia, che risulta molto gradevole e orecchiabile.

L’ armonia quindi è il rapporto che si crea tra due o più suoni e tale relazione è stabilita da precise leggi matematiche. Questo importante concetto era stato individuato dai pitagorici analizzando i suoni prodotti da un particolare strumento, il monocordo. Il monocordo è uno strumento costituito da una corda tesa tra due estremi fissi, al di sotto della quale scorre liberamente un ponticello mobile che divide la corda in due segmenti di lunghezza variabile.

Ascoltando il suono prodotto da questi due segmenti di corda, secondo i pitagorici, si otteneva un suono consonante solo quando, dal rapporto tra le misure delle due parti, risultava una frazione costituita da due numeri interi. Riuscirono in tal modo ad individuare gli intervalli consonanti (quinta, quarta, ottava) che scaturivano dalla divisione della corda in parti definite da precisi rapporti matematici.

Per le ragioni sopraesposte il prof. Marcello De Giorgio ha incoraggiato l’esecuzione del brano musicale di Johann Pachelbel per rendere tangibile la concezione del numero dei pitagorici come l’arché della realtà. Per i pitagorici il numero non era un’entità astratta, ma dotato di forma e di estensione e corrispondente a precise forme geometriche. La vera natura dell’universo consisteva in un ordinamento geometrico esprimibile in numeri e quindi misurabile. Risulta probabile che l’individuazione del numero come principio della realtà sia giunta a conclusione degli studi sulla musica interamente fondata su rapporti armonici esprimibili con i numeri.

Ed ora buon ascolto!