La classe IV B vincitrice del concorso “Pace è volontariato”


La nostra classe, IV ginnasio, sezione B, ha partecipato al concorso per la “Giornata regionale per la Pace”, indetto annualmente dal Consiglio Regionale delle Marche e dall’Università per la pace, con il patrocinio del MIUR. Insieme alla Professoressa Alessandra Baldoncini, abbiamo scritto un testo intorno al tema “Pace è volontariato” dove abbiamo voluto evidenziare l’importanza di aiutare tutte le persone che si trovano in una situazione economica e sociale più difficile della nostra. Nel progetto siamo stati aiutati dalla signora Giuseppina Mogetta, presidente dell’associazione “Please sound: diritti per tutti”, che da anni opera nelle realtà più povere dell’India. Abbiamo scelto di partecipare alla sezione “scritti” del concorso, riservata agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado della regione, con un testo narrativo a finali paralleli, fatto di storie vere e finalizzato a sensibilizzare il lettore al volontariato. In qualità di vincitori della fase provinciale, abbiamo partecipato alla cerimonia di premiazione presso la Mole Vanvitelliana di Ancona, inizialmente programmata per il 14 dicembre 2018, ma poi posticipata allo scorso venerdì 18 gennaio, in seguito ai tragici fatti accaduti a Corinaldo. Nell’ambito delle celebrazioni per la “Giornata regionale per la Pace”, siamo stati nominati vincitori a livello regionale, perché, così si legge nella motivazione della giuria, il nostro testo è risultato particolarmente suggestivo, anche se evidenzia la difficoltà che abbiamo incontrato nel raccontare “i comportamenti paradossali della più antica tradizione indiana, che umilia e priva di diritti la donna”. Quest’esperienza è stata, oltre che interessante, molto utile per conoscere una realtà diversa dalla nostra ed è anche per questo motivo che ci piacerebbe poter devolvere parte del premio all’associazione “Please sound”.

L’idea di fondo del seguente brano, che ha la forma di un testo narrativo con finali paralleli, nasce  dall’incontro  della  classe  con  Giuseppina  Mogetta,  Presidente  dell’associazione  Please  Sound:  Diritti per tutti, operante da diversi anni in Tamil Nadu, Sud India. Nel racconto tutte le situazioni  sono vere e storie indiane di sofferenza si intrecciano a storie italiane e indiane di donazione. Ad  ogni capoverso la storia di Saranya ricomincia, dimostrando come l’impegno anche solo di uno può  cambiare il destino di qualcun altro. Che pace costruisce Please Sound in India? Una pace fatta di  dignità.      L’INDIA NON È UN PAESE PER DONNE: LE TANTE POSSIBILI VITE DI SARANYA    È  mattino  sulle  Kalvarayan  Hills,  i  primi  raggi  di  sole  fanno  capolino  all’orizzonte,  risvegliando la foresta ancora immersa nel silenzio. La mattina di Shalini è già iniziata da un po’.  Anche se è stato faticoso accendere il fuoco, per via della pancia ormai ingombrante, la zuppa è  quasi pronta; la soglia di casa è spazzata e nel cortile il mandala sta prendendo forma sotto le abili  mani della donna che dosano a perfezione la candida sabbia. La dea ne sarà felice, se verrà a  visitare la sua famiglia e magari le concederà un figlio maschio. Si chiamerà Vishwa e lei lo accudirà,  truccandolo con meravigliosi colori e pettinandogli i capelli in attesa della grande festa nella quale  verranno tagliati. All’improvviso dei dolori, prima sopportabili poi sempre più forti… è il momento.  Qualche ora dopo, dalla capanna, si alzano i primi vagiti: è una bambina, è nata Saranya.   Poco male, il primo figlio può anche essere femmina, Shalini avrà un’altra possibilità.  Ancora dolorante per il parto, il suo pensiero va già alla vita che spetta alla piccola: svegliarsi prima  dell’alba, cucinare per la famiglia, svolgere i lavori più umili… e soprattutto nessuna possibilità di  riscatto, nessuna dignità. Intanto Giuseppina sta sorvolando l’Oceano per tornare in Italia e,  mentre riflette su quanto i medici le hanno detto poco tempo prima, un pensiero la incoraggia:  “Non posso ancora morire, ci sono troppe cose da fare in India”. Qualche anno dopo, la piccola  Anna, sentendo parlare Giuseppina in qualità di presidentessa della neonata associazione Please  Sound, esprime ai suoi genitori il desiderio di una adozione a distanza: grazie ad Anna, Saranya sta  oggi completando il suo percorso di studi. Saper leggere e scrivere le permetterà di sposare un  uomo che l’accetterà per quello che è come persona e non in base a ciò che gli porterà come dote  né per i figli maschi che gli darà.   Un’altra femmina; davanti a una creaturina indifesa e fragile, gli occhi paterni si riempiono  di lacrime: la meraviglia della vita non fa distinzione di genere. L’amore di Amuj per sua figlia non  diminuisce  neanche  quando,  di  lì  a  qualche  anno,  Saranya  si  ammala  dopo  aver  bevuto  incautamente ad una pozza d’acqua contaminata. In preda al dolore, senza un soldo per curare la  figlia, ormai rassegnato all’idea che la bambina morirà a breve, Amuj incontra un gruppo di  volontari che racimolano sul momento l’esigua somma necessaria per pagare taxi, letto d’ospedale,  medicine e cibo. Saranya riesce a salvarsi e qualche mese dopo Giuseppina riceve una foto della  bambina con i capelli completamente rasati: è stata a Tirupati con la famiglia presso il tempio degli  dei ai quali ha donato le sue trecce, in cambio della completa guarigione.   Un’altra  femmina:  la  madre  di  Amuj  chiede  il  sacrificio  della  bambina  agli  dei,  per  assicurare  all’altra  nipote,  Pavithra,  un  futuro  migliore,  con  un’istruzione  e  un  matrimonio  convenienti. Qualche anno dopo a Saranya sarà data da bere acqua mescolata ad alcol: la bambina
berrà  sorso  dopo  sorso,  con  rassegnazione.  Il  medico  non  potrà  fare  altro  che  costatare  la  dissenteria, fornendo un regolare certificato, e nella sua seconda visita ne dichiarerà la morte.   La terza di tre femmine: il padre entra in casa, gridando e maledicendo Shalini che non ha  saputo dargli che femmine. La donna guarda in lacrime la sua creatura: è già a conoscenza del  destino che spetta ad una madre di tre figlie. Qualche giorno dopo, il corpo senza vita di Shalini  viene portato fuori dalla casa e una nuova sposa occupa già il suo posto. Qualche tempo dopo, le  urla di Saranya in braccio alle sue sorelle si sentono in tutto il vicinato, mentre danno l’estremo  saluto alla nonna materna, la loro unica salvezza dopo che il padre le aveva abbandonate: ora sono  definitivamente sole. Al mercato, dove cercano qualche avanzo di cibo per tirare avanti, le nota  Rajeev, un ragazzo indiano ormai da tempo fidato collaboratore di Giuseppina: basta un attimo e  le  tre  sorelle  vengono  “adottate”  da  Please  Sound.  Avranno  cibo,  istruzione  e  soprattutto  considerazione.   La terza di tre femmine: il guru avrà la risposta. Shalini e Amuj, prima che sia passato  troppo tempo, prima che si siano affezionati troppo alla bambina, prima che l’amore di genitori  abbia la meglio sulla certezza del Karma e sulla grande consolazione che dà il credere nella  reincarnazione, si dirigono dal maestro del villaggio. Devono deporre la bambina in una buca  scavata nel terreno e insieme gettarle sopra della terra, fino a seppellirla: senza tristezza però e  senza tentennamenti… altrimenti il tanto desiderato Vishwa non nascerà.